CS 78 30.03.2017 L’AIGA esprime solidarietàai difensori degli indagati per il delitto di “Alatri”

COMUNICATO STAMPA 30 marzo 2017 Associazione Italiana Giovani Avvocati

L’AIGA esprime solidarietà ai difensori degli indagati per il delitto di “Alatri”

Il caso del ventenne di Alatri, Emanuele Morganti, barbaramente ucciso a seguito di una rissa da alcuni giovani, emerge tra le notizie di cronaca non solo per la violenza che lo ha contraddistinto, ma anche per le assurde violenze che stanno subendo gli avvocati degli indagati.

La comunità di Alatri chiede a gran voce giustizia per un delitto così efferato, e ciò è legittimo, ma quello che non può essere tollerato è la negazione di un giusto processo per gli indagati, che passa per il rispetto del ruolo dei difensori, i quali difendendo anche i peggiori colpevoli, tutelano il principio della legalità del processo e la società intera dall’abuso dell’autorità.

È accaduto, infatti, che i difensori degli indagati, anche di quelli accusati di posizioni marginali, siano stati minacciati e addirittura aggrediti all’interno dei propri studi professionali.

L’avvocato di uno degli indagati ha rinunciato al mandato per “motivi personali”, mentre su internet circolano video in cui i difensori vengono apertamente minacciati di morte perché – si afferma – “non si deve permettere nessun avvocato di Frosinone di difendere questi balordi”.

Tali video vedono, purtroppo, migliaia di condivisioni e numerosi commenti offensivi, densi di rabbia ed odio, senza che tutto ciò venga oscurato e senza una tutela dei professionisti coinvolti.

Le aggressioni che gli avvocati stanno subendo per il solo fatto di svolgere la propria altissima funzione, minano le fondamenta della società.

Più di qualunque omicidio efferato, più di qualunque strage, più di qualunque delitto.

L’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati – è pronta a far scudo, fisicamente, ai colleghi che onoreranno il giuramento e, indossando la toga, svolgeranno la propria funzione, tanto più onorevole quanto più impopolare.

Quanto accaduto all’Avv. Giampiero Vellucci e agli altri Colleghi è l’ulteriore segnale di un imbarbarimento culturale, certamente frutto anche della sistematica attività di vilipendio del

processo penale e dei suoi protagonisti che da alcuni anni a questa parte viene compiuta da molti organi di informazione e dalla politica più becera, alla ricerca del facile consenso popolare.

Un declino cui l’Avvocatura tutta deve rispondere con fierezza e orgoglio, unità di intenti e coerenza.

Ènecessario che la Procura e le Forze dell’Ordine intervengano immediatamente per interrompere questa spirale di violenza che rischia di sfociare in una faida che, in modo del tutto inedito, si estende anche ai liberi professionisti che svolgono un ruolo costituzionalmente garantito e, soprattutto, doveroso.

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