riforma del processo civile 31 agosto 2016

COMUNICATO STAMPA

31 agosto 2016

L’AIGA contesta l’ennesima riforma del processo civile.

La compressione del diritto di difesa dei cittadini non porterà ad alcuna riduzione delle pendenze.

Con un provvedimento tardo balneare, il Governo ha deciso di mettere mano per l’ennesima volta al processo civile. Non lo ha fatto con un provvedimento organico, quale poteva essere il, pure censurabile, DDL in discussione in Parlamento, ma con un Decreto Legge che di disposizioni veramente urgenti non ne contiene.

Non era urgente, infatti, comprimere il diritto di difesa delle parti eliminando quello che finora era il rito ordinario e trasformando il c.d. “rito sommario” nel rito unico valevole per i giudizi monocratici in Tribunale. L’AIGA censura infatti in modo deciso l’idea che per velocizzare i tempi dei processi sia necessario lasciare al magistrato ogni più assoluta libertà nella conduzione del processo e nell’assunzione dei mezzi di prova.

Parimenti, le modifiche al procedimento in Cassazione, mediante la soppressione di fatto delle udienze pubbliche, se nelle intenzioni servirebbe per velocizzare la decisione dei ricorsi, nella realtà sarà un ulteriore strumento di compressione del diritto di difesa, gravemente limitato dalla “ordinarizzazione” del procedimento in camera di consiglio, il quale, stando a quanto previsto dal nuovo art.380 bis cpc, espressamente esclude la partecipazione del Procuratore Generale e dei difensori delle parti all’udienza.

Queste osservazioni, ed altre, sono state inviate dall’AIGA al Senato in occasione della discussione in Commissione Giustizia del DDL sul processo civile. Nulla, a quanto pare, è stato recepito oggi dal Governo.

L’AIGA non ritiene che questo sia il modo di curare il grande malato che è il processo civile: a fronte di termini sempre più ridotti e perentori per gli avvocati e sempre ordinatori per i magistrati, a fronte della riduzione del periodo di sospensione feriale che non ha visto ridurre il contenzioso né le ferie dei magistrati, a fronte dei mille interventi parcellizzati nella speranza che un sistema ormai incancrenito riparta come se fosse nuovo, il malato – il processo civile – è sempre grave e senza margini di miglioramento. E’ quindi evidente che, contrariamente a quanto pure si legge spesso in giro, non è (sempre) colpa degli avvocati. L’avvocato interviene perché vi è una domanda di giustizia che il cittadino non ha potuto risolvere fuori dal tribunale, il dovere del magistrato, nell’interesse dello Stato, è di risolvere quel contenzioso nel minor tempo possibile; e ciò non avviene, dato che i tempi dei rinvii tra un’udienza e l’altra viaggiano mediamente intorno all’anno in moltissimi uffici giudiziari italiani, né vi sono stati sensibili miglioramenti apportati dalle tante mini e maxi-riforme intervenute nel corso degli anni.

L’AIGA quindi invita la politica ed il Governo a porre una moratoria sugli interventi al processo civile (solo da dicembre ne abbiamo potuti contare ben sei, compreso l’ultimo di cui si discute oggi), e si inizi una vera e concreta consultazione con tutte le forze che agiscono nel processo civile, dagli Avvocati ai Magistrati, passando per ufficiali Giudiziari e Cancellieri, e riscrivendo, se necessario, il Codice di rito in un unicum organico che possa servire al buon funzionamento della giustizia per i prossimi venti anni, stabilendo diritti e doveri equilibrati tra giudicanti, difensori e personale, senza ulteriori interventi a macchia di leopardo che danneggiano in maniera sempre più grave il sistema giustizia e finiscono per diventare denegata giustizia ai danni del cittadino comune.

 

 

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