DISCORSO INAUGURAZIONE CERIMONIA INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO 2025

INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO 2025

Signor Presidente della Corte d’Appello,
Signor Procuratore Generale della Repubblica,
Sig. Presidente del Tribunale,
Signori Giudici e Signori Giudici Onorari,
Signori Presidenti dei Consigli degli Ordini degli Avvocati del Distretto,
Autorità religiose, civili e militari,
Colleghe e Colleghi,
Istituzioni e cittadini

 

Porgo a Voi tutti il saluto dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati.

L’inaugurazione dell’anno giudiziario rappresenta un’opportunità unica per tracciare un bilancio del sistema giuridico, in un momento storico in cui giustizia e operatori del diritto sono chiamati ad affrontare profonde trasformazioni. Tuttavia, il rinnovato e condivisibile slancio riformatore si è spesso infranto contro le endemiche carenze strutturali, organizzative ed economiche degli Uffici giudiziari italiani. Nemmeno i fondi e le strategie del PNRR sono riusciti a superare tali criticità, allontanando di fatto la giurisdizione dai principi fondanti del nostro sistema giuridico e, soprattutto, dai cittadini.

Siamo fermamente convinti che le conseguenze di questi cambiamenti abbiano finito per gravare, ancora una volta, in maniera sproporzionata sull’Avvocatura e, ancor più drammaticamente, sull’intera cittadinanza. Tali mutamenti si sono tradotti in un sistema fondato su logiche di “compensazione” che, inevitabilmente, hanno generato nuove forme di compressione dei diritti e ostacoli all’accesso alla giustizia.

Due esempi recenti evidenziano chiaramente questa tendenza:

  • Il Decreto Ministeriale n. 206/2024, che ha introdotto un’attuazione “differenziata” e scaglionata dell’obbligatorietà del deposito telematico degli atti nel processo penale. Una scelta che, sebbene concepita per favorire una graduale transizione, non sembra tener conto, soprattutto in questa fase iniziale di sperimentazione e implementazione dei sistemi, dei rischi concreti di pregiudizi per il diritto di difesa. Questi derivano dagli accertati malfunzionamenti dei sistemi informatici dedicati al Processo Penale Telematico e dagli applicativi utilizzati dagli Uffici Giudiziari.
  • L’emendamento alla legge di bilancio 2025, che ha subordinato l’iscrizione a ruolo della causa al pagamento del contributo unificato. Una misura che di fatto condiziona l’accesso alla giustizia e la tutela dei diritti a un adempimento di natura prettamente fiscale, limitando ulteriormente la possibilità per molti cittadini di far valere i propri diritti.

Questi provvedimenti non solo acuiscono le già evidenti disuguaglianze, ma rischiano di allontanare il sistema giudiziario dai principi di equità e universalità che ne dovrebbero rappresentare il fondamento.

Esempi di un “nuovo sistema” che comprimono la domanda di Giustizia in un apparato funzionalmente e strutturalmente inadeguato.

È’ illusorio ritenere che in tale contesto la grave e ormai cronica crisi degli uffici dei Giudici di pace che, ad oggi, denunciano una scopertura di organico del 70%, non possa avere alcuna ripercussione sui tempi medi di durata dei procedimenti.

Una condizione drammatica anche in un’ottica futura, in considerazione dell’aumento delle competenze per i Giudici di pace previsto nel 2025, per far fronte alla quale Aiga ha ripetutamente chiesto, oltre all’implementazione della pianta organica dei magistrati, che venga data la possibilità agli avvocati di emettere direttamente “decreti ingiuntivi”, e che venga demandata alle Regioni l’organizzazione della Giustizia di Pace, incentivando la stipula di protocolli d’intesa tra il Ministero e gli enti territoriali per l’assegnazione del personale regionale presso gli Uffici dei Giudici di Pace.

La combinazione di queste misure non rappresenta soltanto un’opzione auspicabile, ma una vera e propria necessità che deve essere accompagnata da una visione strategica di lungo termine, orientata alla riorganizzazione complessiva degli uffici giudiziari e all’adozione di soluzioni innovative, come l’introduzione di tecnologie avanzate per la digitalizzazione e la semplificazione delle procedure.

In assenza di azioni incisive, immediate e a medio e lungo termine, il rischio concreto è che il già fragile equilibrio della Giustizia di Pace collassi, con effetti devastanti non solo sui tempi di risposta del sistema, ma anche sulla percezione di fiducia e accessibilità che i cittadini ripongono nella giurisdizione. Perché la giustizia, per essere autentica, non può limitarsi a garantire il diritto, ma deve farlo nei tempi e nei modi che rendano la sua tutela effettiva.

E come non parlare, oggi, in questa sede, di intelligenza artificiale, che sta progressivamente assumendo un ruolo di primo piano in tutti i settori della nostra società, e il diritto non fa eccezione. Oggi, strumenti basati sull’IA sono già impiegati per supportare giudici e avvocati nell’analisi di casi complessi, nella gestione dei carichi di lavoro e persino nella previsione degli esiti dei procedimenti, pur con le significate limitazioni introdotte dall’AI ACT e recepite dal DDL 1146 in discussione al Senato.

Stephen Hawking, in una delle sue celebri affermazioni, disse: “L’intelligenza artificiale potrebbe essere la migliore o la peggiore cosa mai accaduta all’umanità”. Nel contesto giuridico, questa frase risuona con particolare forza. Da un lato, l’IA offre infinite possibilità e potrebbe rappresentare un alleato nella lotta contro l’arretrato giudiziario, alleggerendo i tribunali da compiti ripetitivi e lasciando ai magistrati e agli avvocati più tempo per concentrarsi sugli aspetti sostanziali delle controversie.

Dall’altro lato, l’IA presenta criticità significative: essendo basata su dati spesso non neutrali, può replicare o amplificare pregiudizi e errori storici. In ambito giudiziario, ciò rischia di generare decisioni discriminatorie o inique, compromettendo i principi di equità e imparzialità del diritto.

La logica algoritmica non può sostituire il giudizio umano, che deve rimanere centrale nella giustizia. Come affermava Kant, “L’uomo deve essere sempre considerato un fine, mai un mezzo”. Per garantire che l’IA rispetti questa visione, è fondamentale un quadro regolatorio solido e operatori del diritto formati, in grado di usarla in modo critico e responsabile, salvaguardando diritti fondamentali e valori umani.

L’IA va intesa come uno strumento al servizio della giustizia, e non un elemento che la comprometta. Il futuro dell’intelligenza artificiale nel sistema giuridico dipenderà dalla nostra capacità di bilanciare innovazione e responsabilità, creando un equilibrio tra efficienza tecnologica e tutela dei valori umani per un sistema giudiziario più giusto, equo e accessibile.

Tuttavia, lo spirito riformatore che sta travolgendo, e stravolgendo il diritto e le aule giudiziarie per come conosciute sin ad ora, non potrà trovare piena realizzazione se anche la magistratura non si renderà disponibile a rivedere il proprio status. In tal senso la Giovane Avvocatura ha ribadito il proprio sostegno alla riforma che prevede la separazione delle carriere dei magistrati quale concreta attuazione del giusto processo previsto dall’articolo 111 della nostra Costituzione, accogliendo con favore il disegno di legge costituzionale che prevede la distinzione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti e, di conseguenza, l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura.

Sono questi princìpi che rappresentato la vera essenza della giurisdizione, la quale potrà raggiungere il suo definito compimento grazie alla previsione dell’Avvocato in Costituzione e, ancor prima, attraverso un più profondo e radicale mutamento culturale e sociale in grado di consegnare alla società civile una rinnovata centralità alla figura dell’Avvocato.

Non possiamo difatti non ricordare come ad oggi la figura dell’Avvocato venga troppo spesso vilipesa da ammiccamenti e silenzi che ci associano alle condotte contestate ai nostri assistiti e che espongono il nostro operato al tribunale della collettività, spesso guidata da pulsioni emotive e populiste che ben poco hanno a che vedere con l’esercizio costituzionale del diritto alla difesa. Circostanze queste, che costituiscono il terreno fertile per aggressioni non solo verbali, che vedono quali vittime proprio gli avvocati e che non tengono in dovuta considerazione il ruolo e la funzione imprescindibile della difesa, quale principio inderogabile della democrazia.

L’avvocatura, libera ed indipendente, è chiamata non solo ad una responsabilità tecnica ma ad essere altresì il custode dei principi di uguaglianza, dignità e libertà.

Diritti che nella loro valenza universale devono necessariamente guidare l’azione riformatrice in ambito penitenziario.

“È un bel gesto quello di spalancare, aprire: aprire le porte” ha detto il Santo Padre, Papa Francesco, durante la cerimonia di apertura della Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia: un potente messaggio di speranza, ma anche un monito concreto alla politica affinché l’emergenza carceri venga finalmente posta al centro dell’agenda nel nuovo anno ed affrontata scardinando ogni preconcetto giustizialista ed ogni cinico e vuoto proposito di segregazione.

Un’esortazione riaffermata durante il tradizionale messaggio di fine anno anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha richiamato tutti ad una doverosa osservanza della Costituzione in tema di detenzione e di lavoro in carcere, unica strada affinché i detenuti possano “respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine”.

Nel solco di queste principi, Aiga ha espresso con decisione la propria volontà di essere parte attiva e propositiva di questo cambiamento: attraverso il proprio Osservatorio Nazionale sulle Carceri, in collaborazione con il CESP (Centro europeo studi penitenziari) e un comitato scientifico di esperti con consolidata esperienza nel settore penitenziario, la nostra Associazione sta infatti elaborando un progetto organico di riforma dell’intero sistema con l’obiettivo di dare risposte concrete al problema del sovraffollamento e garantire, al contempo, una più efficace realizzazione della finalità rieducativa della pena.

Una volontà che certamente si coniuga con il ruolo costituzionale dell’Avvocatura e che si affianca altresì, alle molteplici iniziative promosse dall’Aiga per rimuovere quegli ostacoli che si pongono sul nostro cammino e che impediscono la piena realizzazione professionale soprattutto delle future generazioni.

In questa prospettiva, Aiga ha visto con favore l’approvazione in Commissione Giustizia del Senato del DDL n. 729 in materia di legittimo impedimento degli avvocati nel processo civile quale strumento di bilanciamento tra la difesa dei diritti dei cittadini e quelli personali dell’avvocato.

Parimenti, la dignità dell’avvocato e della professione devono trovare espressione in un vero e giusto compenso, che comprenda anche una radicale accelerazione della procedura per il recupero del compenso professionale e che affronti, sul piano legislativo, con decisione e celerità, il fenomeno dell’avvocato “collaboratore” in regime di monocommittenza, attraverso, ad esempio, l’obbligo della forma scritta del contratto di prestazione d’opera intellettuale e la previsione di un “compenso minimo inderogabile”.

Ha scritto Zygmunt Bauman che “la giustizia è un orizzonte che una società giusta cerca di raggiungere” ma “che si allontana ad ogni passo avanti”.

A noi, operatori del diritto, non resta che assumere il ruolo di instancabili cercatori di questo orizzonte, consapevoli che la nostra lotta non consiste nel raggiungere una giustizia che sia “completa” o “perfetta”, ma nel perseguirla incessantemente, giorno dopo giorno, attraverso l’applicazione delle leggi, l’equilibrio tra i diritti e le libertà, e la tutela dei più vulnerabili.

La consapevolezza che essa, pur restando sempre parzialmente inafferrabile, è ciò che guida la nostra azione, è proprio quella tensione che ci rende protagonisti di un processo continuo di miglioramento e progresso. È in questa incessante ricerca, in questo slancio continuo verso un orizzonte che non smette di sfuggire, che risiede il vero significato del nostro impegno. Ed è proprio grazie a questa tensione costante che possiamo continuare a camminare, pur consapevoli delle difficoltà, forti nella convinzione che ogni passo che facciamo, per quanto imperfetto, contribuisce a un passo più grande verso la giustizia, a un passo più vicino alla difesa dei diritti umani e alla costruzione di una società in cui l’uguaglianza e la dignità siano valori fondanti e universali.

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